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FEBBRAIO

REPORT-IAMO

 LA GUERRA

( La verità è la prima vittima della guerra )

Quanto di vero e quanto di falso c'è nell'informazione?

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VENERDÌ 17 FEBBRAIO 21.30

CECENIA

 (italiano)

Un film di Leonardo Giuliano

con Gianmarco Tognazzi, Bruno Armando, Hristo Mutafciev, Desislava TenekedjievaDrammatico,durata 95 min.Italia, 2006

 

Cecenia è la storia del reporter di guerra Antonio Russo, ucciso a Tblisi il 16 ottobre 2000.

Settembre - Ottobre 2000: Antonio Russo intraprende un ulteriore viaggio verso la Cecenia; da Tblisi attraverso le montagne Cauconiche per raccogliere documentazioni e testimonianze di una guerra in atto di cui si parla poco. Suo compagno di viaggio è Luca Brivi giornalista italiano, opportunista ed ambiguo. I due intraprendono una spedizione fortunosa con i partigiani ceceni, dalla Georgia verso il territorio ceceno che sarà vanificata da un attacco dell’esercito russo dovuto a una delazione, nonostante tutto Antonio Russo riuscirà a raccogliere delle drammatiche documentazioni degli orrori che si compiono in quella terra, ma qualcuno gli impedirà definitivamente di diffonderle: Antonio verrà brutalmente ucciso il 16 ottobre.

 

La sorte dei film indipendenti in Italia è spesso segnata – specie quando trattano temi scomodi – da una cattiva distribuzione che li consegna rapidamente all’oblio. E’ il destino toccato a “Cecenia“, l’opera prima di Leonardo Giuliano, con la sceneggiatura di Aurelio Grimaldi e l’interpretazione di Gianmarco Tognazzi. La pellicola racconta la storia di Antonio Russo (interpretato da Tognazzi), il giornalista di Radio Radicale ucciso in Georgia nell’ottobre 2000 mentre indagava sui crimini commessi in Cecenia.”

 

VENERDÌ 24 FEBBRAIO 21.30

THE BANG BANG CLUB
(inglese- subtitle italiano)

Un film di

Steven Silver con

Ryab Phillippe, Malin Akerman, Taylor Kitsch, Neels Van Jaarsveld,  Frank Rautenbach.

Drammatico, durata 106 min.

Canada, Sudafrica, 2010

 

The Bang Bang Club è la storia di quattro giovani fotografi di guerra - Greg Marinovich, Joao Silva, Kevin Carter e Ken Oosterbroek - legati dall'amicizia e dal comune intento di raccontare la verità. I quattro giovani rischiano la vita per raccontare al mondo le brutalità e le violenze che insanguinarono il Sud Africa nei primi anni ’90, ultimo periodo del potere bianco precedente la scomparsa dell’apartheid. In questo intenso periodo politico i quattro fotografi produssero i loro lavori migliori (due di loro vinsero il Pulitzer) ma pagando un duro prezzo. Il film è tratto dal libro "The Bang-Bang Club: Snapshots from a Hidden War", scritto dagli unici due sopravvissuti del gruppo (Marinovich e Silva) e mette in evidenza la questione morale e i pericoli connessi con il tentativo di documentare la verità.

 

Qual è il ruolo del fotoreporter di guerra? Sono mercenari che si arricchiscono col sangue degli altri o testimoni che in prima linea documentano il non mostrabile per comunicarlo al mondo intero?

The Bang Bang Club narra la storia di un gruppo di fotografi che nel 1994 documentarono ciò che accadde in Sudafrica dopo la scarcerazione di Nelson Mandela, ovvero i violenti scontri fra le fazioni tribali appoggiate dal governo bianco.

Se all'inizio il regista fa un ritratto piuttosto superficiale dei protagonisti, dipingendoli come giovani assuefatti all'adrenalina, incuranti della loro incolumità per scattare una foto, bevitori, fumatori e donnaioli, dopo la prima ora si entra nel vivo dell'azione; sono testimoni attivi di un massacro e il loro scopo è di comunicarlo attraverso foto crude, vere in modo da attirare l'attenzione internazionale su questi eventi.

La pellicola pone domande critiche sulla loro attività; il loro intento è di documentare questo scempio attraverso le fotografie ma, una volta scattate, qual'è il senso concreto della loro opera? Non sarebbero stati più efficienti se in prima persona avessero aiutato i feriti, se avessero saziato i bambini denutriti e non si fossero limitati ad osservare dietro ad un freddo obiettivo? Interrogativi che hanno attanagliato le coscienze dei protagonisti (il film è tratto da una storia vera; due di loro vinsero il premio Pulitzer grazie a delle foto particolarmente scioccanti).

Lo stile è quello dei reportage, rapido con un buon ritmo, con un montaggio che cerca di ricreare l'ambiente bellico in cui erano immersi e si avvale di una bella fotografia, soprattutto nelle riprese del paesaggio sudafricano.

Da sottolineare il cast che presenta due interpreti in parte come Ryan Philippe (Cruel Intentions) e Malin Akerman nel ruolo della photo editor.

Anche se la confezione può sembrare da fiction, è un film interessante, che illustra con incisività ma senza l'ausilio di grande effetti l'orrore della guerra e le conseguenze che comporta a chi è costretto, non solo a viverla, ma anche ad assisterla con un senso di impotenza.

 


COMMENTI

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